Lo scorso anno sportivo abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare Drew Smith, Michele Peroni e Gabriele Stefanini presso il PalaElachem di Vigevano.
I tre giocatori si sono resi disponibili dopo il loro intenso allenamento raccontandoci le proprie esperienze personali nella squadra, nel basket e ciò che li ha portati ad essere qui oggi.
Abbiamo avuto modo di entrare nel loro mondo e di poterci immedesimare nelle loro vite.
Drew Smith: lontano da casa, ma in una nuova famiglia
Drew Smith, giocatore di origini americane, ricopre il ruolo di centrale e ala grande e considera giocare nel Vigevano una delle opportunità migliori che la sua carriera gli abbia offerto, soprattutto perché non ha avuto problemi ad ambientarsi nella squadra nonostante la barriera linguistica: sono stati tutti molto amichevoli e lo hanno fatto sentire parte di una famiglia.
A suo parere, la parte più difficile della carriera da cestista è sicuramente stare lontano dalla famiglia, dato che è originario della Florida, dunque le ore di fuso orario sono parecchie e comunicare con i propri parenti diventa complesso.
È consapevole che il basket non possa essere una carriera permanente e recentemente ha iniziato a ragionare sul suo futuro lavoro, anche se per ora le idee sono incerte; tuttavia, avendo studiato alla Liberty University in Virginia, ha diversi sbocchi.
Durante i periodi difficili è stato supportato dal padre, dai suoi più cari amici e soprattutto dal suo migliore amico polacco, compagno di college in Virginia.
Nel suo percorso ha attraversato momenti complicati, in cui sentiva che il suo corpo non fosse più abituato a sottoporsi ad allenamenti intensi e questo lo ha portato a pensare che forse il basket non fosse la strada giusta per lui, ma grazie all’aiuto di un caro amico è riuscito a risollevarsi.
Non ha trovato difficile ambientarsi da straniero in una squadra di italiani, poiché è stato accolto fin dal primo giorno come un fratello e questo lo ha aiutato a sentire meno la mancanza della famiglia.
Gabriele Stefanini: il valore del percorso e della squadra
Gabriele Stefanini, cresciuto nel mondo del basket, ritiene che la parte migliore di questo sport non sia eccellere, bensì il viaggio che porta a diventare ciò che si è: avere un obiettivo è importante e raggiungerlo non è da meno, ma il percorso è ciò che costruisce davvero come persona e giocatore.
Per il futuro non è ancora pienamente sicuro della strada da intraprendere, sta pensando a progetti come il mercato e il trading, ma per adesso vuole concentrarsi sulla sua carriera.
Tra i punti di forza della squadra in questa stagione sottolinea che, nonostante tutte le sconfitte subite, non si sono mai arresi o demoralizzati e sono rimasti sempre uniti, aspetto che li ha aiutati a superare la stagione anche se non è stata una delle migliori.
Considera fondamentale, nel basket e nella squadra, il valore delle relazioni con i compagni e con gli allenatori, non solo per il benessere individuale ma per l’intero gruppo, poiché uno dei problemi più comuni è sentirsi a disagio con gli altri giocatori, situazione che può creare difficoltà anche durante le partite.
Non crede che l’età sia un fattore esageratamente significativo per eccellere nello sport: la carriera di ogni giocatore dipende dall’effettiva passione e dalla disponibilità a sacrificare tempo.
All’interno della squadra riconosce collaborazione e armonia, con un bel rapporto sia tra giocatori sia con lo staff, senza invidie reciproche, elemento che li rende uniti e fieri dei progressi come gruppo.
Michele Peroni: talento, sacrificio e passione
Michele Peroni dimostra che iniziare tardi non significa essere privi di talento: a ispirarlo è stato il fratello, con cui giocava spesso in giardino e che lo batteva sempre, esperienza che gli ha dato una visione diversa del basket e lo ha spinto a praticarlo; ha iniziato a 14 anni ma ha dato il massimo per recuperare il tempo perso.
Ha fatto parte di diverse squadre italiane e considera elettrizzante poter girare l’Italia facendo ciò che ama, definendolo un sogno.
Dei tifosi di Vigevano apprezza la passione e la dedizione, la capacità di ravvivare il coro e di seguire la squadra anche in altre città, dimostrando lealtà incrollabile e amore autentico per la pallacanestro.
Per il futuro gli piacerebbe insegnare scienze motorie per rimanere nell’ambito sportivo, pur preferendo distaccarsi dal basket per provare qualcosa di nuovo dopo anni dedicati a questo sport.
Alternare sport e scuola è stato impegnativo e rappresenta per lui la parte più difficile, soprattutto perché alcuni professori non lo agevolavano, mettendolo in difficoltà di proposito.
